Per una volta l’irriverente e spaccone Muhammad Alì, «l’unico boxeur della storia cui la gente faceva domande come se fosse un senatore» (secondo Norman Mailer), non è in primo piano ma urla sfottendo il rivale Joe Frazier dall’altra parte del vetro durante gli allenamenti nel marzo del 1971 che porteranno alla sofferta vittoria di Frazier ai punti. C’è già in questo scatto il dualismo di due mondi agli antipodi: «Clay era l’uomo di rottura, Frazier il nero integrato. Chiassosi tutti e due a modo loro. Clay linguacciuto, dispettoso, irritante. Frazier soltanto abrasivo, ma variopinto nel modo di vestire, un po’ pacchiano, sfolgorante nei colori, ingioiellato quanto una madonna: alle mani portava anelli e brillanti grossi come noci, al collo una catena d’oro sosteneva una corona, simbolo del suo sentirsi re» (Riccardo Signori, «Diavoli e pugni», Limina). Nel primo combattimento, al Madison Square Garden, c’è Frank Sinatra a fare il fotografo per Life. 20.455 persone paganti, 1.352.000 dollari d’incasso. Il primo di tre match per cui entrambi rischiarono la vita sul ring.
La mostra grandi fotografi di Life a Roma, il mio pezzo qui http://m.linkiesta.it/foto-archivio-life-magazine
l’archivio Life invece qui http://life.time.com/culture/joe-frazier-remembering-a-warrior-through-a-photograph-1971/#1