September 28, 2014
Quarto comandamento, “Stranieri e capitani di ventura”. Siamo nati nel 1900, siamo i primi ad aver portato il calcio a Roma, ma la nostra storia moderna è fatta di tanti stranieri e italiani che non avevano mai messo piede nella capitale. Uno di questi è Dino Zoff, un signore che stava pure sui francobolli mentre le sue mani stringevano la Coppa del Mondo e che arriva in casa Lazio nel 1990.
Arriva l’istituzione, il mito incorrotto e incorruttibile. Arriva il friulano Dino Zoff per uscire dal maleficio, dalle ferite del calcio scommesse. Il monumento nazionale ha appena vinto da allenatore Coppa Italia e Coppa Uefa con la Juventus. Alla Lazio ha a disposizione Karl Heinz Riedle, che contro la Juventus fa tre gol in tre partite, una vittoria e due pareggi. Due anni che servono per ritrovare fiducia e ricompattarsi e trovare un posto in Coppa Uefa, non accadeva da 16 anni.
“Dino Zoff portace in Europa” è un coro che ha avuto il suo risultato. Zoff porta anche la pareggite e allora il coro è “Dino-Dino-Vattene”. Poi arriva un boemo di matrice juventina e Zoff diventa presidente della Lazio. Ma il friulano tornerà ancora due volte a sedersi in panca con la Lazio, la prima dopo l’esonero di Zeman e centrerà il piazzamento Uefa per la quinta volta dalla risalita in A. Poi Zoff sarà richiamato per sostituire Eriksson e per poco non ci scappa lo scudetto in rimonta.

#Vola

Quarto comandamento, “Stranieri e capitani di ventura”. Siamo nati nel 1900, siamo i primi ad aver portato il calcio a Roma, ma la nostra storia moderna è fatta di tanti stranieri e italiani che non avevano mai messo piede nella capitale. Uno di questi è Dino Zoffun signore che stava pure sui francobolli mentre le sue mani stringevano la Coppa del Mondo e che arriva in casa Lazio nel 1990.

Arriva l’istituzione, il mito incorrotto e incorruttibile. Arriva il friulano Dino Zoff per uscire dal maleficio, dalle ferite del calcio scommesse. Il monumento nazionale ha appena vinto da allenatore Coppa Italia e Coppa Uefa con la Juventus. Alla Lazio ha a disposizione Karl Heinz Riedle, che contro la Juventus fa tre gol in tre partite, una vittoria e due pareggi. Due anni che servono per ritrovare fiducia e ricompattarsi e trovare un posto in Coppa Uefa, non accadeva da 16 anni.

“Dino Zoff portace in Europa” è un coro che ha avuto il suo risultato. Zoff porta anche la pareggite e allora il coro è “Dino-Dino-Vattene”. Poi arriva un boemo di matrice juventina e Zoff diventa presidente della Lazio. Ma il friulano tornerà ancora due volte a sedersi in panca con la Lazio, la prima dopo l’esonero di Zeman e centrerà il piazzamento Uefa per la quinta volta dalla risalita in A. Poi Zoff sarà richiamato per sostituire Eriksson e per poco non ci scappa lo scudetto in rimonta.

#Vola

September 25, 2014
Quello Laziale è un decalogo ovviamente fazioso come per tutte le tifoserie, ma sempre imperfetto e irrequieto, splendide certezze che vivono con grandi contraddizioni e viceversa. 
1. Giorgio Chinaglia è il grido di battaglia perché è l’uomo che segna il prima e il dopo nella storia moderna della tifoseria laziale, il personaggio che ci ha lasciato in eredità permanente la spavalderia di essere tifosi della Lazio.
2. Laziali si diventa e non si nasce. Lo si diventa nel corso degli anni, e ogni tappa rosicchia e aggiunge, intacca e rinnova, libera e contraddice. Non ci sono patenti per entrare a Roma, non esistono tavole della legge per diventare tifosi della Lazio.
2. Nella concordia le piccole cose crescono, sta scritto nel motto del club. Concordia un corno, perché la Lazio piccola cosa non è mai stata e perché non c’è mai stata pace tra gli ulivi biancocelesti.

3. Conosciuto un laziale ti restano gli altri. La Lazio è un gran teatro del tifo dove convivono melodramma ed esistenzialismo, tragedia e commedia, cialtroneria e cose matte e disperate, pietas e teppismo.
4. Stranieri e capitani di ventura. Siamo nati nel 1900, siamo i primi ad aver portato il calcio a Roma, ma la nostra storia moderna è fatta di tanti stranieri e italiani che non avevano mai messo piede nella capitale.
5.“Undici anni de B”, tutti però. È lo sfottò dei romanisti, ma c’è sempre stata una Lazio da tifare anche tra i cadetti, e un’impresa da ricordare, quella dei Meno Nove.
6. “Attacca la Lazio”. dal 1974 a oggi da Chinaglia a Giordano, da Signori a Vieri, da Salas a Rocchi fino a Klose sono oltre mille i gol firmati dagli attaccanti della Lazio, gol che hanno stravolto le statistiche di casa Lazio.
7. “Il Derby è una partita come le altre”. Lo disse Zeman con la nostra casacca, se ne pentì. Il derby è stadio, è casa, un pezzo di Roma, ècome andare al teatro a vedere l’Opera.
8. Panni sporchi.“Sei della Lazio? Allora sei fascista”è una equazione recente che va combattuta continuando a raccontare la Lazio che va in campo.
10. Lazialità. Per ognuno di noi la Lazio è una cosa intima, privata. Ma spesso il custode finisce per sentirsi più importante dei quadri che sorveglia. Per questo è utile ribadire che – con o senza di noi – da qualche parte la Lazio è sempre in vantaggio.

(uscito per GQ)

Quello Laziale è un decalogo ovviamente fazioso come per tutte le tifoserie, ma sempre imperfetto e irrequieto, splendide certezze che vivono con grandi contraddizioni e viceversa. 

1. Giorgio Chinaglia è il grido di battaglia perché è l’uomo che segna il prima e il dopo nella storia moderna della tifoseria laziale, il personaggio che ci ha lasciato in eredità permanente la spavalderia di essere tifosi della Lazio.

2. Laziali si diventa e non si nasce. Lo si diventa nel corso degli anni, e ogni tappa rosicchia e aggiunge, intacca e rinnova, libera e contraddice. Non ci sono patenti per entrare a Roma, non esistono tavole della legge per diventare tifosi della Lazio.

2. Nella concordia le piccole cose crescono, sta scritto nel motto del club. Concordia un corno, perché la Lazio piccola cosa non è mai stata e perché non c’è mai stata pace tra gli ulivi biancocelesti.

3. Conosciuto un laziale ti restano gli altri. La Lazio è un gran teatro del tifo dove convivono melodramma ed esistenzialismo, tragedia e commedia, cialtroneria e cose matte e disperate, pietas e teppismo.

4. Stranieri e capitani di ventura. Siamo nati nel 1900, siamo i primi ad aver portato il calcio a Roma, ma la nostra storia moderna è fatta di tanti stranieri e italiani che non avevano mai messo piede nella capitale.

5.“Undici anni de B”, tutti però. È lo sfottò dei romanisti, ma c’è sempre stata una Lazio da tifare anche tra i cadetti, e un’impresa da ricordare, quella dei Meno Nove.

6. “Attacca la Lazio”. dal 1974 a oggi da Chinaglia a Giordano, da Signori a Vieri, da Salas a Rocchi fino a Klose sono oltre mille i gol firmati dagli attaccanti della Lazio, gol che hanno stravolto le statistiche di casa Lazio.

7. “Il Derby è una partita come le altre”. Lo disse Zeman con la nostra casacca, se ne pentì. Il derby è stadio, è casa, un pezzo di Roma, ècome andare al teatro a vedere l’Opera.

8. Panni sporchi.“Sei della Lazio? Allora sei fascista”è una equazione recente che va combattuta continuando a raccontare la Lazio che va in campo.

10. Lazialità. Per ognuno di noi la Lazio è una cosa intima, privata. Ma spesso il custode finisce per sentirsi più importante dei quadri che sorveglia. Per questo è utile ribadire che – con o senza di noi – da qualche parte la Lazio è sempre in vantaggio.

(uscito per GQ)

2:59pm  |   URL: http://tmblr.co/Z1d8Fw1ReBQCn
Filed under: Vola Lazio calcio ss lazio 
September 25, 2014
#Vola, Cover. La Lazio è un gran teatro del tifo dove convivono il melodramma e l’esistenzialismo, la tragedia e la commedia, cialtroneria e cose matte e disperate, pietas e teppismo. C’è il crepuscolare, il pessimista cosmico, l’introverso, l’euforico, lo sfrontato, c’è il sapiente e il cronista, il poeta e l’agitprop, il trasteverino e il modenese, i ragazzi del Tufello e del Quadraro, quelli di Roma Nord e di Monteverde, i veneziani e gli svedesi, il fascista e il compagno, la bandiera inaspettata e l’amico traditore. E tutti con in testa un’idea di Lazio differente, tanto che c’è chi afferma che conosciuto un laziale restano da conoscere tutti gli altri. Io sono nato nel 1974, l’anno del primo scudetto romano dal dopoguerra. Il primo abbonamento è arrivato a dieci anni con la Lazio di Chinaglia presidente. Allo stadio con mio padre ho visto il gol di Fiorini per non retrocedere, l’irriverenza di Di Canio, le lacrime di Gascoigne, Signori capocannoniere e Zeman al timone. Poi a 26 anni l’apoteosi del secondo scudetto con Nedved, Mancini e Simeone, vissuta allo stadio sempre con mio padre. La Lazio è diventata così una seconda casa ma sempre sregolata, irrequieta, mai tranquilla. Abbiamo continuato a vincere trofei con Dabo, Rocchi e Lulic e nel frattempo sono passati 40 anni da quel primo scudetto. Nel mezzo è successo tutto e il contrario di tutto, è stato come far varcare una linea d’ombra a un’intera famiglia.

#Vola, Cover. La Lazio è un gran teatro del tifo dove convivono il melodramma e l’esistenzialismo, la tragedia e la commedia, cialtroneria e cose matte e disperate, pietas e teppismo. C’è il crepuscolare, il pessimista cosmico, l’introverso, l’euforico, lo sfrontato, c’è il sapiente e il cronista, il poeta e l’agitprop, il trasteverino e il modenese, i ragazzi del Tufello e del Quadraro, quelli di Roma Nord e di Monteverde, i veneziani e gli svedesi, il fascista e il compagno, la bandiera inaspettata e l’amico traditore. E tutti con in testa un’idea di Lazio differente, tanto che c’è chi afferma che conosciuto un laziale restano da conoscere tutti gli altri. Io sono nato nel 1974, l’anno del primo scudetto romano dal dopoguerra. Il primo abbonamento è arrivato a dieci anni con la Lazio di Chinaglia presidente. Allo stadio con mio padre ho visto il gol di Fiorini per non retrocedere, l’irriverenza di Di Canio, le lacrime di Gascoigne, Signori capocannoniere e Zeman al timone. Poi a 26 anni l’apoteosi del secondo scudetto con Nedved, Mancini e Simeone, vissuta allo stadio sempre con mio padre. La Lazio è diventata così una seconda casa ma sempre sregolata, irrequieta, mai tranquilla. Abbiamo continuato a vincere trofei con Dabo, Rocchi e Lulic e nel frattempo sono passati 40 anni da quel primo scudetto. Nel mezzo è successo tutto e il contrario di tutto, è stato come far varcare una linea d’ombra a un’intera famiglia.

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Filed under: Vola Lazio ss lazio calcio 
September 11, 2014

Ho fatto 40 anni a giugno e quarant’anni fa mio padre era allo stadio. Primo abbonamento nel 1984. Ventisei anni dopo il 1974 abbiamo vissuto insieme in Distinti Ovest il secondo scudetto. Per me il 2014 è un giro di boa importante e così quando Fandango mi ha cercato per farmi scrivere questo libro ho detto sì, e per qualche giorno ho vissuto un’emozione strana. Col mio abbonamento solitario in tasca mai avrei pensato di mettere una firma su una passione intima, addirittura la Lazio. Però da tempo mi andavo chiedendo cosa volesse dire essere laziali, al di là di ogni retorica. Chi siamo davvero? Come potremmo raccontare il mondo Lazio a un milanese, a un napoletano? Da quando faccio il giornalista incontro spesso pregiudizi e luoghi comuni sulla Lazio, ma anche molta curiosità. che rimane però insoddisfatta. Ho pensato a questi ultimi 40 anni che hanno stravolto le statistiche della Lazio e ho deciso di raccontarli attraverso un insolito e contraddittorio decalogo del tifoso. Nessuna lagna, zero pessimismo, ma un racconto vivo, irrequieto, potente, senza vergogna di nulla. Il nostro è un gran teatro del tifo, ci siamo dentro tutti, ognuno a modo suo. È un teatro che vive soprattutto nella grande capitale, a Roma dove la Lazio è nata, ma anche fuori dal Gra, perché il rapporto con la Lazio è una questione di solitudine. Insomma, conosciuto un Laziale ti restano da conoscere gli altri, ma non è mai facile radunarli e raccontarli tutti insieme, per questo è nato #Vola, sperando che ognuno ci trovi qualcosa per sé e una mappa degli altri.

Ho fatto 40 anni a giugno e quarant’anni fa mio padre era allo stadio. Primo abbonamento nel 1984. Ventisei anni dopo il 1974 abbiamo vissuto insieme in Distinti Ovest il secondo scudetto. Per me il 2014 è un giro di boa importante e così quando Fandango mi ha cercato per farmi scrivere questo libro ho detto sì, e per qualche giorno ho vissuto un’emozione strana. Col mio abbonamento solitario in tasca mai avrei pensato di mettere una firma su una passione intima, addirittura la Lazio. Però da tempo mi andavo chiedendo cosa volesse dire essere laziali, al di là di ogni retorica. Chi siamo davvero? Come potremmo raccontare il mondo Lazio a un milanese, a un napoletano? Da quando faccio il giornalista incontro spesso pregiudizi e luoghi comuni sulla Lazio, ma anche molta curiosità. che rimane però insoddisfatta. Ho pensato a questi ultimi 40 anni che hanno stravolto le statistiche della Lazio e ho deciso di raccontarli attraverso un insolito e contraddittorio decalogo del tifoso. Nessuna lagna, zero pessimismo, ma un racconto vivo, irrequieto, potente, senza vergogna di nulla. Il nostro è un gran teatro del tifo, ci siamo dentro tutti, ognuno a modo suo. È un teatro che vive soprattutto nella grande capitale, a Roma dove la Lazio è nata, ma anche fuori dal Gra, perché il rapporto con la Lazio è una questione di solitudine. Insomma, conosciuto un Laziale ti restano da conoscere gli altri, ma non è mai facile radunarli e raccontarli tutti insieme, per questo è nato #Vola, sperando che ognuno ci trovi qualcosa per sé e una mappa degli altri.

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